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Castello Estense di Montecchio Emilia

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Attività

Musei

In posizione strategica, a controllo del fiume Enza sul confine reggiano e parmense si confrontano i castelli di Montecchio e Montechiarugolo. Montecchio, centro principale della media Val d’Enza reggiana, ha una storia antichissima che risale al neolitico, come testimoniano numerosi ritrovamenti archeologici preistorici e terramaricoli, reperti di epoca romana, longobarda e medioevale. Del resto Montecchio fu via di penetrazione dei Liguri, degli Etruschi e dei Romani; certamente passava da qui la “Tabularia” che univa Luceria a Taneto e Brescello. Fu feudo privilegiato di un ramo cadetto degli estensi derivante da Alfonso I e Laura Dianti e, a partire dalla metà del ‘400 fino all’Unità d’Italia, seguì le vicende del Ducato estense. Venne elevato a Marchesato nel 1562 dall’imperatore d’Austria. Conserva tuttora un bel centro storico a pianta rettangolare, definito dal perimetro delle mura bastionate quattrocentesche, a tratti ancora esistenti. Il primitivo nucleo fortificato, il “Vetus Castrum” risale all’epoca matildica, come si desume da un documento autografo della grande contessa, datato 1114. Il luogo era però abitato in tempi più antichi, come è dimostrato da numerosi reperti alto-medioevali tra cui la necropoli carolingia sec. VIII-X visitabile nei sotterranei. Il Castello di Montecchio è una delle più interessanti architetture fortificate sorte in epoca matildica. Fu più volte assediato durante le lotte comunali, ma certo fu saldamente fortificato ad opera dei signori locali, i Vicedomini, se nel 1296 il potente Azzo d’Este lo assediò senza esito. Durante il periodo delle signorie subì il dominio di Alberigo da Barbiano (1392-1402), Ottobono Terzi (1403-1409), Muzio Attendolo Sforza (1411-1420). Nel 1426 ritornò agli Estensi che già lo avevano occupato nel 1298 con Azzo d’Este. Montecchio fu elevato a marchesato nel 1562 sotto l’ormai consolidato dominio della casa d’Este. L’attuale struttura del castello risale al tardo medioevo. Nel 1482 Guido Torello di Torrechiara attivò un cantiere per la costruzione e la fortificazione di bastioni, cortine e fossati. Tra la fine del quattrocento e la prima metà del secolo seguente fu avviata dagli estensi un’imponente campagna di interventi per la ricostruzione degli apprestamenti difensivi, tali da raggiungere un’estensione perimetrale di 1300 metri. La nuova area recintata, destinata all’urbanizzazione civile, caratterizza il peculiare impianto del centro storico. Nel 1526 si avvertì la necessità di rafforzare le mura attraverso l’innalzamento di merli, di ricostruire le archibugiere e di riparare i torrioni. Nel corso del XVIII secolo furono intrapresi altri lavori nella rocca. Nel 1752 si procedette all’allestimento di un teatro, collocato in una sala presso la galleria che collegava il castello alla “Rotonda”. Un secolo più tardi gli interventi furono invece finalizzati alla costruzione della sequenza di portici prospicienti la piazza. La rocca, dotata di fossato (che sarà presto riaperto), chiudeva il lato di ponente dell’abitato, trovandosi così al centro di un vasto recinto fortificato, con muratura a scarpa e bastioni circolari agli angoli. La parte più antica, tuttora visibile, è costituita dalla torre del mastio o torre dell’orologio di impianto duecentesco collegata ad una torre minore e agli spalti sul lato di nord-ovest. Entrambe sono provviste di un giro completo di piombatoi e di merlatura ghibellina coperta dal tetto. Il circuito delle mura urbane, di cui sopravvivono parti delle cortine, era costituito da un muro con scarpa, dotato di torri quadrangolari agli angoli e rompitratta lungo i lati.